Taranto, 6 marzo 2025. Precisamente 50 anni fa veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale che approvava il primo disciplinare della Denominazione di Origine Controllata del Primitivo di Manduria. Nei precedenti articoli abbiano già parlato del successo crescente che questa DOC sta avendo negli ultimi 20 anni.
A rimarcare ancor più l’interesse di questo vino ci ha pensato anche l’Amministrazione Comunale di Manduria, in particolare il sindaco in carica, Gregorio Pecoraro, che ha avuto l’idea di far spedire ben 73 bottiglie, tante quanto le vittorie del tennista Jannik Sinner, a Thomas Summerer, primo cittadino di Sesto Pusteria, comune della provincia autonoma di Bolzano, dove appunto risiede la famiglia del grande tennista azzurro, a inizio 2025. Una bella iniziativa, atta a valorizzare due eccellenze italiane, il vino pugliese e il campione altoatesino. L’idea è nata dal noto conduttore Gianni Ippoliti, promossa dal sindaco della città messapica e dall’assessore allo sport Fabiana Rossetti. Il colore dell’etichetta, arancione, e il nome della bottiglia “Rosso Sinner” fanno un chiaro riferimento al colore dei capelli del tennista n°1 al mondo. Un gesto molto apprezzato dalla piccola comunità altoatesina, consolidando un gemellaggio tra due realtà distanti tra loro. Le bottiglie, prodotte dall’azienda Vinerie Baldari di San Pietro in Bevagna, frazione balneare della marina di Manduria, sono limitate in edizione speciale, non vendibili, tutte regalate.
Ma, attenzione, qualcosa è andato storto, cosa che non è sfuggita al Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria DOC e DOCG: alle bottiglie mancava la fascetta di Stato! “L’apposizione della fascetta è una condizione indispensabile per garantire l’autenticità e la tracciabilità del prodotto”, come ha sottolineato l’avvocato Novella Pastorelli, presidente del Consorzio di Tutela, “la fascetta di Stato, che ho voluto fortemente ed ottenuto durante il mio primo mandato, è stata introdotta proprio a tutela della nostra denominazione ed è un importantissimo elemento che garantisce l’autenticità del vino e lo protegge da contraffazioni”. La stessa Pastorelli, per ovviare all’inconveniente, ha promesso che farà pervenire al campione le bottiglie autentiche, provviste della fascetta apposta correttamente. Allo stesso tempo, ha invitato gli operatori affinché non si persegui con pratiche sleali scorrette, e gli organi di controllo a vigilare costantemente onde evitare frodi e contraffazioni. Ricordiamo che la fascetta, stampata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato riporta una serie alfanumerica un numero di identificazione progressivo che identifica ogni singola bottiglia immessa al consumo, oltre a un sistema di contraffazione invisibile in cui la tracciabilità è gestita da banche dati. (fonti: La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Tennis Italiano, TG Norba).
Insomma, si è aperto un caso mediatico che ha fatto discutere anche a livello politico, non rendendo, a mio avviso, una buona pubblicità al comparto. Appena dissolto questo clamore di inizio anno, ha fatto seguito una accesa discussione in Consorzio sul blocco delle nuove iscrizioni, per fortuna approvato proprio oggi in assemblea dei soci (leggi qui).

Spero che d’ora in avanti si torni a parlare solo del piacere di questo prezioso nettare. Piacere che, per fortuna, riescono a dare le numerose aziende, formate da onesti viticoltori e operatori del settore che dedicano con passione il lavoro in vigna e in cantina. Il trait d’union di queste piccole aziende è che nascono tutte da famiglie che da semplici vignaioli per generazioni, decidono di imbottigliare in proprio i vini provenienti dalle uve dei loro vigneti, o almeno parte di esse, destinate altrimenti al conferimento ad altre grosse aziende o ai consorzi.
Ho già parlato di Fabiana Barulli e della sua famiglia (qui), continuerò con altre realtà di questa denominazione.
Partiamo dai coniugi Giuseppe Tocci e Giusy Albano, che hanno fondato le Tenute Tocci. Entrambi provenienti da famiglie con alle spalle quattro generazioni di viticoltori, con vigneti che vanno da Monteparano a San Giorgio Jonico, passando per Carosino e Faggiano, sconfinando anche nelle campagne di Taranto, ai bordi del Mar Piccolo. Come dice Giuseppe, “la prima vinificazione delle nostre uve per il Primitivo di Manduria DOP avvenuta in un’annata eccezionale, il 2015, nella cantina di casa a Carosino, è stata più per gioco che un progetto specifico. Quando ci siamo resi conto che il nettare stillato ci ha riportato alle nostre radici, dei nonni che ci raccontavano di torchi, di botti, di tini, abbiamo etichettato le prime mille bottiglie con il nome “Carus”, per onorare la propria cittadina (Carus e Inus = valle preziosa), culla di vini di alta qualità". Oltre alla moglie Giusy, che si occupa della parte commerciale e della vinificazione, l’azienda si avvale della collaborazione in vigna dei fratelli Urbano e Luciano.
Il Carus è ottenuto da uve provenienti da vecchie vigne di 40-70 anni ubicate nei comuni di Carosino, Monteparano e Faggiano, raccolte tra la prima e la seconda decade di settembre. Dopo una macerazione delle bucce di 10-12 giorni, la fermentazione alcolica, e la svinatura, il vino riposa in contenitori in acciaio inox per la malolattica e viene ulteriormente affinato in barriques di rovere francese e americano per circa un anno. Ne deriva un vino molto complesso e longevo, come quello che ho assaggiato pochi mesi fa. Il Carus Primitivo di Manduria DOP 2016 si presentava al calice con un rubino scuro, quasi impenetrabile; al naso ho apprezzato le note di frutta matura (prugna, amarena, carrube) e di sottobosco (mora, ribes), seguite da aromi speziati (vaniglia, cannella, tabacco fresco); al palato è risultato pieno, vellutato, con ritorni fruttati e di lunga persistenza gusto-olfattiva. Un primitivo potente, di stampo antico, che richiama ricordi ancestrali. Bene si è accompagnato alle tagliatelle all’uovo con ragù di carne, alle polpette di macinato misto avvolte nello stesso sugo.
Sull’etichetta del Carus campeggia il logo formato dalle due G, che rappresentano i nomi dei due coniugi, poste in maniera simmetrica e sormontate da un grappolo stilizzato, quasi a formare il simbolo della città, ovvero la fontana sulla piazza principale che, in occassione della Sagra, fa zampillare il vino al posto dell’acqua. La Sagra del Vino di Carosino, che richiama numerosi avventori da tutta la Puglia e non solo, quest'anno compie 60 anni (la prima fu nel 1965).
Tenute Tocci produce anche vini “Salento IGP” come il Primitivo, il Negramaro Rosato e lo Chardonnay, tutti di buona fattura, ma quelli che mi hanno entusiasmato particolarmente sono la Malvasia Bianca, per la tipica aromaticità di macchia mediterranea, e il Rosato da Susumaniello, per la piacevole acidità e la caratteristica nota fruttata. Entrambi sono da gustare freschi, magari nelle calde sere d’estate, ideali come aperitivo o da abbinare a piatti di pesce o frutti di mare.

Spostandoci di pochi chilometri da Carosino, ci troviamo a Faggiano, piccola comunità di agricoltori, dove incontriamo la famiglia Nistri, anch’essa di lunga tradizione viticola, ma che soltanto da meno di 20 anni decide di fondare una propria cantina. Gianni ed Elena, con i loro figli Donatella, Margherita ed Egidio nutrono tutti l’amore per il territorio, riversandolo nei loro prodotti. In particolare Margherita, dopo aver conseguito una laurea in lettere a Roma, un Master in economia con esperienza all’estero, dopo anni da insegnante in Trentino e un periodo di collaborazione con il Movimento Turismo del Vino in Toscana, torna in Puglia per dedicarsi assiduamente alla guida della Cantina di famiglia. Pur rispettando i valori tramandati dai suoi nonni, Margherita è aperta alle innovazioni tecnologiche, utili a produrre vini pregiati, ma anche più accessibili, pur sempre attenta alla qualità e alla tipicità territoriale.
Il Primitivo di Manduria DOP “Gesuiti” prende il nome dalla contrada di Faggiano dove sono ubicati i vigneti. Il terreno è argilloso e poco profondo, il clima è caldo e poco piovoso. Le uve selezionate, raccolte manualmente, arrivano in cantina dove subiscono una pressatura soffice e una macerazione termo-controllata. Il vino viene affinato per sei mesi in tini di acciaio e sosta altri sei in bottiglia, prima di essere commercializzato.
Il Gesuiti 2020 che ho aperto nel 2024, si distingue per le sue intense note fruttate, ciliegia e prugna su tutte, floreali (viola) con cenni di spezie dolci e balsamiche, per la setosità e l’equilibrio tra la freschezza gustativa e il calore dato dall’importante impronta alcolica. Un primitivo di stampo un po’ più moderno, elegante e piacevole, da richiamare il sorso. Bene si accompagna a pietanze saporite ed elaborate, come la lasagna con besciamella e salsa di pomodoro che ha preparato mia moglie.
La scritta in corsivo "Vini di Famiglia" riportata in etichetta evidenzia la piccola ma bella realtà di questa azienda. La cantina Nistri produce circa 6 mila bottiglie all’anno in totale, tra le quali troviamo il “Mezzetto” Rosso Salento IGP, ottimo negroamaro in purezza ottenuto da uve coltivate nella zona di Lizzano, vocata al vitigno principe del Salento, così come il “Margò” nella versione rosato dello stesso vitigno; la “Marchesa” è un bianco Salento IGP ottenuto da Malvasia; interessante è anche l’Elsa, Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG, da gustare con la pasticceria secca.

Il viaggio tra le famiglie del primitivo prosegue… Seguite sempre il vostro Istinto!
Paolo Bargelloni