Area di produzione: Territorio comunale di Manduria e zone limitrofe.

Descrizione: Il pomodorino di Manduria rappresenta un ecotipo del pomodoro. La pianta presenta accrescimento determinato, con 2-3 palchi fiorali. I frutti, a maturazione, presentano bassa omogeneità, colore rosso intenso, forma ovoidale, spesso con mucronatura (piccola punta sporgente) apicale. Il peso del singolo frutto varia da 10 a 25 grammi, il diametro da 20 a 30 mm e la lunghezza da 25 a 35 mm, come riportato nella scheda inserita nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia.

Metodi di coltivazione e produzione: Viene normalmente coltivato in piccoli appezzamenti con una superficie variabile da mezzo ettaro a, molto più comunemente, 1000–2000 mq. Dopo la semina diretta nel mese di marzo, utilizzando il seme dell'anno precedente conservato dagli stessi agricoltori, viene effettuato il diradamento delle piantine. Il ciclo colturale, normalmente effettuato "in asciutto" (senza l'ausilio dell'irrigazione), dura 3-4 mesi, con la raccolta che viene effettuata a partire da metà giugno e può prolungarsi fino a metà agosto-inizio settembre. Essendo un ecotipo ad accrescimento determinato, alcune operazioni colturali quali sfrondatura (eliminazione delle foglie basali) e cimatura (asportazione del germoglio apicale), solitamente effettuate sui pomodori da mensa, non sono necessarie. Le produzioni sono piuttosto basse, circa 40 tonnellate per ettaro.

Usi e consumi: I frutti sono destinati principalmente all'autoconsumo, come prodotto fresco nei mesi estivi (per esempio come condimento per le frise o in insalata con il carosello di Manduria), per la trasformazione al fine di produrre la conserva di pomodoro (la "salsa") e per la conservazione, normalmente sotto forma di pomodori secchi sott'olio.

Curiosità: Il pomodoro di Manduria ha una resa bassa rispetto agli ibridi commerciali e richiede molto lavoro. Per questa ragione, nonostante le ottime caratteristiche organolettiche (sia fresco sia trasformato), è stato via via abbandonato e sostituito da coltivazioni intensive. Il seme è stato rintracciato grazie ad alcuni agricoltori anziani, che lo avevano gelosamente custodito, e ora il Presidio coinvolge anche alcuni giovani produttori, tutti certificati bio. La fondazione Slow Food lo promuove come presidio da salvaguardare.

Fonti: Wikipedia, www.fondazioneslowfood.com

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