Due. Ci sono solo due bottiglie che ancora custodiscono al proprio interno la magia di una storia del lontano 1943.
Erano anni di guerra in molti angoli del mondo, erano anni di guerra anche in Italia. E la guerra aveva allungato la sua ombra oscura in molti modi, giungendo anche nei vicoli di Salice Salentino e portandosi via molti uomini. Le loro braccia erano partite altrove, lontano, e in paese erano rimaste le donne a tirare avanti.
Ed era rimasta la terra, che dei capricci degli uomini se ne frega e richiede inclemente le attenzioni che le si devono, se si vuole che, in cambio, anche lei ti dia qualcosa.
Diciotto anni prima, nel 1925, in questo piccolo paese del sud Italia, due giovani avevano unito i loro destini. Si chiamavano Piero Leone Plantera e Lisetta de Castris e, con la loro unione, cambiarono non solo le proprie vite, ma anche la storia della cantina della propria famiglia. La cantina che, da allora, si sarebbe chiamata Leone de Castris.
Fu con loro che, quella cantina che già esisteva da più di 250 anni, imbottigliò per la prima volta il proprio vino. Erano le nozze di don Piero e Donna Lisa e, sui tavoli del loro banchetto nuziale, piccole bottiglie scure con semplici etichette bianche rallegravano l'aria e gli spiriti. Una di quelle bottiglie è ancora custodita nel museo della cantina. Sotto una polvere ormai quasi secolare, in una piccola teca di vetro, testimonia quel giorno di festa e quel cambiamento appena compiuto. “Moscatello”, 1925.
Di bottiglie, nel museo, ce ne sono varie, di vari vini, di vari anni. Teca dopo teca si resta ammaliati da quel racconto liquido, racchiuso in vetro da un tappo di sughero e sigillato dalla ceralacca.

Qualche giorno fa ho avuto occasione di visitare questa antica cantina, la cui storia si snoda silenziosamente tra i numerosi riconoscimenti che costellano le ampie pareti. E, visitandola, ho capito che in ogni bottiglia c'è molto più di un po' di mosto fermentato. C’è passione, fatica. Alcune volte c'è rabbia, altre paura. Ci può essere lungimiranza, fortuna o sfortuna. Ci può essere la ferrea volontà di opporre alle brutture volute dall'uomo, la straordinaria bellezza di una terra che non si cura dei nostri spiriti volubili, che guarda e passa.
E nella vendemmia di quel lontano 1943, in quella vendemmia in tempi di guerra, c'era tutto questo.
Nasceva così, in un anno difficile, tra emozioni contrastanti, la prima bottiglia di FIVE ROSES.

Il nome, nel mondo, non ha bisogno di presentazioni. Questo splendido vino è stato il primo rosato ad essere imbottigliato in Italia e il primo ad essere commercializzato oltre oceano, negli Stati Uniti. Le ultime due bottiglie che ne custodiscono la storia sono entrambe nella cantina Leone de Castris. Al loro interno, dietro uno spesso vetro scuro, riposa ancora quel nettare che si compone per il 90% di uve Negramaro e per il 10% di Malvasia Nera di Lecce. In quelle due ultime testimonianze silenziose c'è celata la storia di una piccola rivoluzione sociale, che vide le donne vendemmiare al posto degli uomini che erano lontani. Non era la prima volta che le donne venivano impiegate nella campagna, ma fu la prima volta che, nei nostri vigneti, mani di donna vennero pagate al pari di quelle di un uomo. E i figli di quelle donne, i figli di quelle madri chine sui grappoli d'uva e di quei padri lontani, attendevano ogni giorno il tramonto con un insegnante che venne messo loro a disposizione, affinché quel tempo fosse proficuo anche per i più piccoli.
Il primo Five Roses fu, in un certo senso, un vino di necessità.
Un vino commercializzato mentre i commerci erano fermi, imbottigliato mentre le bottiglie scarseggiavano. E, non a caso, gli ultimi sorsi di quell’annata che rivoluzionò la cantina Leone de Castris, riposano in due bottiglie di birra, due bottiglie diverse, perché proprio così fu imbottigliato quel vino. A fabbriche chiuse, con il vetro introvabile, don Piero raccolse i vuoti delle birre che, dopo l'arrivo degli Americani, abbondavano soprattutto nella città di Brindisi, e li riutilizzò per il suo rosato. E proprio agli Americani, alla Navy, fu destinata la prima grossa fornitura, su suggerimento del Generale Charles Poletti, che di quel vino si innamorò al primo sorso.
Accanto al Five Roses, molte altre etichette della cantina viaggiano oggi nel mondo. Ambasciatrici della bellezza della nostra terra e dello sguardo di un uomo e di una donna che, in acque difficili, seppero timonare una realtà, spiegandone per la prima volta le vele verso nuovi, coraggiosi orizzonti.

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