“Una terra vestita di rosa”, così definisce la Puglia il dott. Giuseppe Baldassarre * intitolando una delle sue tante interessanti opere letterarie sull’enogastronomia. I vini rosati vengono realizzati un po’ dappertutto, ovunque ci sia viticoltura, nel mondo. Il primato spetta ancora alla Francia, non solo per quantità ma anche per vocazione, cultura e valorizzazione di questa tipologia, in particolare nella Provenza, dove la domanda è superiore alla proposta. L’Italia è al secondo posto nel mondo per quantità e la Puglia rappresenta il 40% della produzione dei rosati italiani, mentre è al primo posto come esportazione, ma insiste ancora un certo scetticismo da parte dei consumatori nazionali e, nonostante un crescente consumo a livello internazionale, i prezzi finali delle bottiglie sono spesso molto bassi e dunque la commercializzazione risulta poco remunerativa per i produttori. Qui in Puglia si è fatto molto negli ultimi anni per sfatare la percezione del rosato come un vino senza identità, che non sa né di carne né di pesce e che serva soltanto per completare la gamma di produzione di un’azienda vitivinicola. Tra i promotori del risorgimento del rosato vi è sicuramente il dott. Severino Garofano, enologo di fama internazionale che ha scommesso sulla viticoltura pugliese, realizzando prodotti di grande personalità e fascino. Come egli stesso scrive nella dedica del libro di Baldassarre, “il fascino dei rosati sta nel bicchiere in tutte e quattro le stagioni, è adatto alla maggior parte dei piatti e riesce ad esaltare in modo originale il valore del cibo; a ben riflettere, è più che plausibile proporre un gusto nuovo, controcorrente”. Persino il Senatore Dario Stefàno, autore della prefazione, si è sempre battuto per dare la giusta riconoscibilità al rosato pugliese con azioni politiche e mediatiche, respingendo con fermezza, insieme ad altri colleghi italiani e francesi di qualsiasi orientamento politico, la proposta europea di omologare la vinificazione dei rosati ad un semplice taglio tra vino rosso e vino bianco.

Lo stesso Stefàno esorta i produttori a non abbassare la guardia e a continuare a produrre rosati di qualità, dandone il giusto risalto anche a livello comunicativo. Se son rosè, fioriranno...

Per troppi anni c'è stato il vuoto di interesse, eppure la Puglia ha tutte le carte in regola per essere riconosciuta quale regione dei rosati, non solo per un fattore numerico ma anche storico: nel Salento è nata la prima bottiglia di rosato, prodotto con negro amaro e malvasia nera, etichettata con il nome “Five Roses” e spedita negli U.S.A. per volere di un tale Charles Poletti, commissario degli approvvigionamenti delle Forze Alleate, dall’Azienda Leone de Castris di Salice Salentino, che ancora oggi produce questa storica etichetta; nella B.A.T. è nata la prima D.O.C.G. riportante un rosato, prodotto con bombino rosso, il Castel del Monte. Ma la produzione di vini rosati in Puglia ha radici più antiche, addirittura dal periodo della Magna Grecia, con un prodotto ottenuto con un sistema definito a “lacrima”. Tutto questo ed altro è ben raccontato nel libro del dott. Baldassarre, nel quale il lettore potrà davvero fare un “viaggio alla scoperta dei Vini Rosati Pugliesi” e non solo, un percorso emozionale con aneddoti, curiosità e ricette, un volume che non può mancare nella libreria di un appassionato di enogastronomia e di cultura regionale.

Il libro è stato presentato anche a Lecce, presso Torre del Parco, in quella che si può considerare una della manifestazioni più brillanti e di successo dell’estate salentina, Charme in Rosa (di cui avevo già scritto qui nel 2013), organizzato per il settimo anno consecutivo dall’Associazione Italiana Sommelier Puglia delegazione di Lecce, che ha visto la bellezza di 146 etichette di vini rosati e 35 di olio extravergine di oliva provenienti da tutta la Puglia, degustati in abbinamento alle eccellenze gastronomiche locali, preceduta dalla conferenza “I rosati di Puglia: poker d’assi”, durante la quale il dott. Baldassarre ha presentato anche il libro “Puglia, Terra dell’Oro – Alimentazione, Salute, Bellezza”. E sull’olio e.v.o. abbiamo di che vantarci, in Puglia… Presente il sen. Stefano che lamentava un certo assestamento da parte dei produttori, a suo dire seduti sugli allori, vanificando in parte gli enormi sforzi per far crescere il settore negli ultimi anni. Ma la massa di avventori con il calice in mano che ha invaso gli stands testimonia e conferma il rinnovato interesse per il rosato in tutte le sue sfumature, con bollicine o senza.

Certamente si può fare di più per far lievitare il consumo interno del rosato, oggi preferito quasi esclusivamente nei mesi più caldi, e bisogna convincere gli esperti a considerarlo non come un prodotto di serie b, ma la strada intrapresa sembra sia nella giusta direzione, anche se con qualche intoppo a livello mediatico: del resto, non c’è rosa senza spine.

A proposito di spine, anzi di spinelli, nel grande mondo dei vini rosati pugliesi, ho avuto il piacere di assaggiare lo Spinello dei Falconi della Cantina Cooperativa Copertinum, un rosato da negro amaro fermentato in acciaio, con una gradazione alcolica del 13% che si mostra al calice luminoso, color cerasuolo vivo, con un intenso bouquet che spazia dal fruttato di more e lamponi e un delicato floreale di rosa appassita e accenni di note agrumate e con una piacevole sensazione di freschezza gustativa che bilancia la struttura alcolica e sapida, il tutto ad un prezzo abbastanza modico, considerando che il vino ha ottenuto degli importanti riconoscimenti nella varie guide e nei concorsi enologici. Sicuramente un vino che esprime la vera identità del negro amaro salentino in versione rosè. Io l’ho abbinato ad una bresaola in carpaccio con grana e rucola, ma potrebbe accompagnare bene, nei mesi più freddi, minestroni di verdure e zuppe di legumi.

Paolo Bargelloni

*Giuseppe Baldassarre è medico, dirigente di I livello nella Unità Operativa di Geriatria dell'Ente Ecclesiastico Ospedale Regionale "E.Miulli" di Acquaviva delle Fonti. Specialista in Medicina Interna e in Farmacologia Clinica, si è perfezionato in Bioetica. Inoltre è vicepresidente della sezione appulo-lucana della SIGOT (Società Italiana dei Geriatri Ospedalieri e Territoriali) ed è autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e di articoli apparsi su riviste internazionali. Sommelier diplomato dal 2001, degustatore abilitato dal 2003, relatore ufficiale dal 2004 e commissario di esami dal 2006 dell'Associazione Italiana Sommelier. Scrive per diverse riviste specializzate ed è referente per il coordinamento degli eventi della delegazione Murgia dell'A.I.S. Puglia dal 2008; è responsabile nazionale dell'Osservatorio Vino, Alimentazione e Salute dell'A.I.S.

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