Sembra ormai scontato che una sana dieta alimentare sia alla base della salute e della longevità dell'uomo. Ma chi davvero segue una dieta completa ed equilibrata? Uno dei temi portanti dell'Expo 2015 è proprio la distribuzione del cibo nel mondo: da una parte c'è abbondanza e relativo spreco, dall'altra carenza e relativa malnutrizione che porta alla morte milioni di bambini ogni anno. C'è però anche un paradosso eclatante: la mortalità da malattie cardiovascolari ed altre patologie (ictus, diabete, colesterolemia, tumori al colon e al fegato, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson) legate ad una non corretta alimentazione (ricca di grassi e povera di fibre e vitamine) supera quella per fame.

Secondo l'O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) e a detta dei più accreditati nutrizionisti mondiali, la dieta perfetta dal punto di vista salutistico sarebbe quella Mediterranea, divenuta un modello da imitare tanto che i Paesi facenti parte (Italia, Grecia, Spagna e Marocco) hanno chiesto ed ottenuto il riconoscimento, nel 2010, come patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. Il primo a studiarne i benefici fu il nutrizionista americano Ancel Keys, lo stesso che inventò la "razione K" (un sistema usato durante la prima guerra mondiale dall'esercito statunitense in grado di garantire 3.200 calorie in 870 grammi, risultando compatto e leggero). Questi notò che, nonostante l'uso di grassi vegetali forniti dall'olio d'oliva, nei paesi mediterranei c'era una bassa incidenza di malattie coronariche rispetto altrove. Condusse uno studio su 7 Paesi del mondo (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Jugoslavia, Paesi Bassi e Stati Uniti), confrontando il regime alimentare di 12.000 persone comprese tra 40 e 59 anni.

I risultati dell'indagine non lasciarono dubbi: la mortalità per cardiopatia ischemica (infarto) è molto più bassa presso le popolazioni mediterranee rispetto a Paesi, come la Finlandia, dove la dieta è ricca di grassi saturi (burro, strutto, latte e suoi derivati, carni rosse).. Dopo 10 anni di osservazioni, il Seven Countries Study confermò gli studi di Keys, stabilendo che l'effetto protettivo era dovuto principalmente ai grassi insaturi di pesce e olio d'oliva. Keys si stabilì per 28 anni a Pioppi, piccolo villaggio di pescatori nel Cilento, fino a qualche mese prima della sua morte, avvenuta a quasi 101 anni a Minneapolis.

La dieta Mediterranea è una dieta onnivora, ammette molti tipi di alimenti secondo uno schema ben definito, chiamato "piramide alimentare", che rappresenta in maniera intuitiva la quantità da assumere alla settimana per ogni tipo di alimento.

Di massima, la dieta ideale secondo Francesco Sofi, ricercatore in scienze dell'alimentazione dell'Università di Firenze, prevede almeno 300 grammi di frutta, 250 di verdura e 200 di cereali al giorno; almeno 250 grammi di pesce e 140 di legumi alla settimana; non oltre 80 grammi di carne e 180 di latte e latticini al giorno; uso regolare dell'olio d'oliva ed un bicchiere di vino a pasto.

Un ruolo primario, dunque, nella dieta Mediterranea lo riveste l'olio extravergine d'oliva, una risorsa importante nel nostro Paese ed in particolare della nostra Puglia, già dal punto di vista economico, culturale e paesaggistico, con i suoi Uliveti secolari, oggi in pericolo per via della Xylella fastidiosa, un parassita infestante proveniente del Centro America. L'olio extravergine abbassa il livello di coloesterolo cattivo (LDL) nel sangue, apportando quello buono (HDL).

I cereali sono le più importanti fonti energetiche, in quanto forniscono il 50-60% di calorie giornaliere date dai carboidrati complessi, tra i quali l'amido: sono contenuti in pasta, pane, pizza, riso, biscotti. Frutta e verdura sono ricche di vitamine, fibre, minerali e sostanze antiossidanti che proteggono il nostro organismo dall'invecchiamento cellulare, intervenendo sui radicali liberi.

Fonti proteiche e vitamina B sono garantite da carne, uova e pesce, quest'ultimo importante (meglio se azzurro) perché ricco di Omega 3, acido grasso essenziale che aiuta a mantenere basso il livello di colesterolo. La carne rossa andrebbe limitata perché ricca di grassi saturi, responsabili del colesterolo cattivo, ancor più nei salumi, in quanto hanno un più alto contenuto di sale. Meglio le carni bianche (pollo e tacchino) da consumare eliminandone la pelle.

Un buon apporto di calcio, fosforo, proteine e vitamine B è assicurato da latticini e formaggi, che non andrebbero consumati per più di due volte a settimana per l'alto contenuto di grassi. Sono da preferire gli yougurt magri. I legumi rappresentano una valida alternativa alle proteine animali e sono ricche di ferro e carboidrati complessi ma privi di grassi. Gli zuccheri andrebbero limitati: è consigliabile il consumo di dolci solo una volta alla settimana.

Nonostante nel nostro Paese vantiamo questo grande patrimonio, il consumo di frutta e verdura e degli altri cibi che caratterizzano la dieta Mediterranea si è dimezzato dagli anni del boom economico del secolo scorso ad oggi perché ritenuto troppo povero e poco attraente rispetto ad altri modelli alimentari provenienti in particolare dalla ricca America, con il conseguente aumento dell'obesità precoce che colpisce il 32 per cento dei bambini italiani e le relative patologie in età adulta. Ma ora la dieta mediterranea sta sicuramente riconquistando, tra i modelli nutrizionali, l'interesse dei consumatori e sta conoscendo una grande diffusione, specie dopo gli anni novanta, in alcuni paesi americani fra cui l'Argentina, l'Uruguay, alcune zone degli Stati Uniti d'America e in Australia.

E' altrettanto importante sottolineare che, da sola, la dieta Mediterranea non basta a renderci immuni da malattie e a garantirci longevità. A contribuire la diffusione di patologie legate all'alimentazione ci sono: lo sfruttamento eccessivo e l'impoverimento dei terreni agricoli, la contaminazione delle falde acquifere per l'uso di composti chimici quali fertilizzanti, diserbanti e antiparassitari; gli allevamenti intensivi, dove il bestiame viene ingozzato di farine animali, anche della stessa specie, e imbottito di antibiotici; il mare inquinato da scarichi urbani, industriali e da trivellazioni. Tutto ciò ha ripercussioni in quel che ritroviamo nel piatto e successivamente nel nostro organismo. Colpa della diossina e delle emissioni di anidride carbonica, persino il clima, nel Mediterraneo, è cambiato, trasformandosi pian piano da mite a sub tropicale, con gravi conseguenze sugli equilibri naturali di flora e fauna tipica.

Questi disastri possono essere ovviati con politiche comuni di tutti i Paesi del Mediterraneo, atte a preservare la qualità di vita con gli incentivi sull'agricoltura biologica, sull'allevamento estensivo che rispetti il benessere animale e sulla pesca sostenibile che preservi la posidonia; con lo sfruttamento e la produzione di energia pulita puntando su eolico e solare; con azioni concrete e remunerative su smaltimento e riciclo dei rifiuti; con la tutela contro le frodi dei prodotti agroalimentari tipici; con l'introduzione dell'educazione alimentare nelle scuole dell'obbligo. Non possiamo più permettere che accadano scempi come quelli che hanno compromesso in parte la mozzarella di bufala campana in quella terra denominata dei fuochi, nonché le rinomate cozze tarantine del Mar Piccolo a causa della diossina prodotta da Ilva ed Eni.

Anche i mass media possono fare la loro parte. La televisione, ormai pregna di programmi culinari (non c'è studio tv che non abbia il suo angolo cottura) dovrebbe parlare più sugli effetti salutistici e nocivi del cibo, anzichè proporre l'ennesimo piatto rivisitato dallo chef stellato che si atteggia a divo. Gli stessi food blogger li celebrano oltremodo, fotografando e postando sui social networks tutte le loro creazioni più o meno riuscite, prima di mangiarsele, attirati più dai colori e dalle forme geometriche che dalla sostanza e dal gusto.

La parte più importante però spetta a noi tutti consumatori finali, in quanto abbiamo il potere di poter scegliere i prodotti al supermercato: bisogna comprare cibi freschi di stagione, preferibilmente da aziende biologiche e di sicura provenienza, leggere attentamente l'etichetta prestando attenzione sui valori nutrizionali e sugli ingredienti, evitando sigle strane che codificano coloranti e conservanti artificiali. Un ingrediente sempre più spesso presente in cibi confezionati come merendine, biscotti e creme da spalmare è l'olio di palma, che sostituisce quello d'oliva perché più economico ma sicuramente più nocivo: al contrario dell'extavergine, contiene coloesterolo cattivo, responsabile di malattie coronariche.

Insomma, abbiamo un grande patrimonio da rispettare e salvaguardare, imitato e invidiato da tutto il mondo perché buono e salutare, difendiamolo con passione. Una Mediterranea passione.

Paolo Bargelloni, 2 maggio 2015

(Fonti: Wikipedia, Focus, Benessere360.com)

Vai all'inizio della pagina