Quando una squadra vince una competizione facendo incetta di record, tra i quali numero di punti complessivi, vittorie in tutte le partite giocate in casa, maggior distacco sulla seconda, non si può certo parlare di fortuna, casualità, episodi a favore: dietro ad un successo così eclatante, c'è la giusta preparazione, l'affiatamento tra tutti i giocatori, riserve comprese, ed un allenatore carismatico, oltre ad una società sana dal punto di vista amministrativo. Non ammettere che il 30° scudetto della Juventus, terzo consecutivo dell'era Conte, sia stato strameritato è solo frutto dell'invidia di chi tifa per le altre squadre, andando magari a ripescare quel singolo episodio in cui forse c'era un rigore non assegnato alla squadra avversaria in una delle 38 partite. Ora, direte, cosa c'entra il calcio in questo blog? Nulla: era solo l'esempio di come il successo altrui possa suscitare invidie da parte di chi ha sempre remato contro o da chi si sente escluso, anche nel mondo del vino.

Radici del Sud è la più importante manifestazione enogastronomica del Mezzogiorno d'Italia e questo è un dato di fatto. Come si può non ammetterlo quando ci sono i numeri a dare ragione: 173 aziende vitivinicole, di cui 2/3 interessate agli incontri BtoB, ben 383 vini in concorso, tre serate di degustazioni orizzontali e verticali, cene a tema, una giuria formata dalle migliori firme del giornalismo meridionale e da esperti locali ed internazionali e, in chiusura, il più grande Salone del Vino del Sud con tutte le aziende partecipanti in esposizione e la cena finale con sette grandi chef pugliesi.

Radici del Sud, giunta alla nona edizione, è un evento di successo che non conosce battute d'arresto, anzi, migliora ogni anno, sia numericamente che qualitativamente. Tutto questo non è frutto di un caso: l'allenatore carismatico, Nicola Campanile, si avvale del supporto fattivo di Luciano Pignataro (www.lucianopignataro.it) che con il suo staff che ha curato la selezione dei vini campani, della collaborazione di Francesca Tamburello per i vini siciliani e di Giovanni Gagliardi per quelli calabresi, mentre ha affidato l'organizzazione tecnica ai ragazzi della Qibli di Grottaglie (per intenderci. quelli di Vino è Musica), che hanno curato anche il nuovo sito web, ed il servizio di mescita alla delegazione A.I.S. di Brindisi. Il risultato è eccellente, sotto tutti i punti di vista, anche per la giuria, di cui ne ho fatto orgogliosamente parte, che ha ha avuto tutto il materiale informativo necessario a disposizione.

Come l'anno scorso, la location per la nona edizione di Radici è la Masseria Caselli di Carovigno. La Masseria, ubicata a meno di 2 km. da Lido Specchiolla, poco distante dalla riserva naturale di Torre Guaceto, è un relais a 4 stelle immerso nella campagna brindisina, costituita da palme, alberi d'ulivo e di carrube e che ospita all'interno una piscina ed un campo da golf con laghetto.

Una delle significative novità di quest'anno è che le giurie, dato l'alto numero di etichette in degustazione, sono state suddivise in settori ed in più momenti.

Al sottoscritto sono toccate la batteria di rosati pugliesi e quella di rosati di Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia nella prima giornata, le batterie di primitivo e di negroamaro nella seconda giornata. Al tavolo con me erano seduti Giuseppe Barretta (Salsamentarius.it, Gnammm.it), Antonio Muci (il Quotidiano di Puglia), Francesco Zompì (esperto), Andrea Gabbrielli (Gambero Rosso), Manuela Laiacona (Cronachedigusto.it), ed il presidente di giuria Maurizio Gily (Millevigne, Winesurf.it).


Tra i rosati pugliesi, ho avuto la conferma che i migliori, a mio avviso, siano quelli classici da negroamaro, nei quali ho trovato una nota di sapidità e di freschezza ben bilanciata dalla nota alcolica, mentre ho voluto penalizzare quei vini i cui profumi forzati ricordavano le bubble gums alla fragola, tanto di moda nei rosè da happy hour.

Tra i rosati delle altre regioni, sono rimasto positivamente sorpreso da quelli calabresi, in particolare quelli da uva gaglioppo, apprezzandone la freschezza gustativa e la pulizia olfattiva.

Per quanto riguarda i vini rossi da primitivo, ho apprezzato di più quelli delle annate più giovani, specialmente quelli di Manduria del 2012, anche se, in assoluto, i migliori punteggi li ho assegnati a due Gioia del Colle e ad uno di Manduria, tutti del 2010. In questo caso, ho cercato di penalizzare le spiccate note dolci e le fastidiose puzzette di brett presenti in alcuni vini.

Viceversa, il negroamaro credo si presti molto bene al medio invecchiamento, cosicchè ho apprezzato molto l'annata 2010, in particolare quelli tagliati con malvasia nera, tipici del Salice Salentino. Qui la nota di demerito l'ho data a quei vini con colori troppo scuri, sicuramente non allineati alla tipologia del vitigno, specie se dichiarato in purezza, mentre ho esaltato la sapidità, tipica, data dall'influenza dei due mari.

Il tutto, ovviamente e come sempre, si è svolto a bottiglie coperte: quando sono stati resi noti i nomi, non sono rimasto per nulla sorpreso dagli esiti finali (leggi qui), almeno da quelli delle mie batterie.

Radici del Sud ci dà l'appuntamento dopo l'estate con altri eventi correlati, tra i quali la presentazione delle guide, che da quest'anno saranno esclusivamente on line, mentre già si pensa al 10° anniversario che si festeggerà l'anno prossimo: si parla di grandi progetti... internazionali. Del resto, anche la Juventus dei record dovrà pensare all'Europa!

Paolo Bargelloni

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