“Bianco o rosso?” Sovente nei ristoranti, anche in quelli più rinomati, alla richiesta di una bottiglia di vino si sente rispondere con questa contro domanda. Come se la scelta si limitasse a due tipologie ben distinte e che il gusto dipenda da un’unica alternativa cromatica. A parte il fatto che esiste anche il rosato, che non è la mescolanza di vino bianco con quello rosso, c’è tutta una varietà di sfumature che differenziano di molto tra loro e che ci danno l’idea di cosa ci aspettiamo da quel vino.

Il colore del vino dipende dalla presenza di polifenoli (antociani e flavoni), sostanze che si trovano nelle bucce e nei vinaccioli dell’uva, ma non nella polpa che è incolore. Ciò vuol dire che un vino rosso o rosato sarà sempre ottenuto da uve a bacca scura, con macerazione delle bucce più o meno lunga durante la vinificazione, mentre un vino bianco può essere ottenuto sia con uve a bacca chiara sia con uve a bacca scura, sempre con fermentazione in assenza di vinacce.

Nella valutazione complessiva di un vino l’esame visivo ha giustamente un peso minore rispetto a quelli olfattivo, gustativo e retro-olfattivo, ma il colore è la prima impressione che ci dà il vino ed è importante anche per capire subito eventuali difetti. Ad esempio, un vino rosso giovane che presenta tonalità che tendono all’aranciato diviene sicuramente sintomo di degradazione, così come un vino bianco dorato che si presenta poco luminoso può sicuramente essere ossidato.

L’esame visivo non si limita solo alla valutazione del colore ma anche della limpidezza, per denotare eventuali particelle in sospensione, della tonalità più o meno intensa e più o meno vivace, che può dipendere dalla quantità di materia colorante nell’uva e dello stato di evoluzione del vino, della consistenza, che dipende dalla presenza di composti solidi nel vino, e dell’eventuale effervescenza, se si tratta di spumanti o di vini frizzanti. (leggi qui i vari termini della degustazione).

Certo, un vino con un bel colore acceso, vivo, luminoso, ci attrae maggiormente perché, come si suol dire, anche l’occhio vuole la sua parte. Ed è per questo motivo che anche l’etichetta ha una sua importanza in quanto, a volte inconsapevolmente, ci spinge all’acquisto di quella bottiglia piuttosto che di un’altra posta nello stesso scaffale di un’enoteca o di un supermercato.

Sempre più spesso per la confezione, la forma della bottiglia, l’etichettatura, i manifesti pubblicitari e per la presentazione di un vino i produttori si rivolgono a qualificati designer. Addirittura, in certi eventi ci si rivolge all’Arte, quella con la “a” maiuscola, come in occasione di “Cantine Aperte” del Movimento Turismo del Vino, quando all’interno delle aziende si tengono vere e proprie mostre di pittura, di scultura e di altre forme d’arte visiva (balletti, giochi di luci, illusionismo).

Dunque, il mondo dell’Arte si presta a quello del vino, ma succede anche l’esatto contrario, cioè che l’Arte fa uso del vino, nel vero senso della parola. Ci sono infatti degli artisti che sfruttano gli "antociani" per disegnare le loro tele, realizzando delle opere d’arte davvero interessanti ed emozionali.

Un'artista pugliese che utilizza il vino per le molte delle sue opere è la bravissima Arianna Greco. Nelle sue tele (vedi) è sempre raffigurata una donna con i suoi differenti stati d’animo ed il vino è il pretesto per rappresentare la passione, il sentimento che li accomuna tutti. La passione del vino unita a quella dell'arte ha spinto la bella Arianna a cimentarsi in questo inusuale tipo di tecnica per la pittura. I titoli dei quadri sono molto evocativi ed ogni quadro è accompagnato da una frase o da una celebre citazione.

Arianna Greco, salentina di Porto Cesareo ma che vive a Bari, è vice presidente di un’associazione culturale che si occupa degli artisti diversamente abili, “Diversarte”.

I vini utilizzati da Arianna sono vini importanti (Primitivo di Manduria, Nero di Troia, Negroamaro, Barolo) ed ognuno di essi crea sfumature, evoluzioni ed emozioni diverse, non solo al palato.

“Bianco o Rosso?”. Dove sono i colori!

Paolo Bargelloni, 25 marzo 2012 

Vai all'inizio della pagina