Un sabato mattina di metà gennaio, dopo averlo promesso varie volte, finalmente vado a far visita all'azienda Pietraventosa di Gioia del Colle, con la scusa di accompagnare Ciro Cavallo, barman di professione e organizzatore di degustazioni per passione, il quale ha l'abitudine di contattare direttamente in loco i produttori vitivinicoli per le serate a tema cibo/vino da svolgere nella sua Grottaglie.

La "Agricole Pietraventosa" è condotta dall'ingegnere Raffaele Leo e da sua moglie Marianna Annio, la vera anima dell'azienda. Ho avuto modo di conoscere Marianna nel giugno 2012 durante la serata conclusiva di "Radici, festival dei vitigni autoctoni meridionali" e ne ho subito apprezzato la schiettezza e la determinazione nel suo modo di raccontare il vino in tutti suoi aspetti. Così come avevo apprezzato il suo vino di punta, il "Riserva". In quella occasione, con valutazione rigorosamente "alla cieca", il "Riserva 2008" è risultato quale secondo miglior vino da uva primitivo per la giuria di esperti internazionali.

Qualche mese più tardi, dopo un assaggio più approfondito ed in assoluta rilassatezza, per la guida "I vini di Radici" edizione 2013 descriverò così lo stesso vino: "Una bella riserva di Gioia, dove l'attesa è stata ripagata da una qualità convincente, soprattutto per l'eleganza della beva, supportata da una spinta acido/tannica che bilancia la possente struttura. Al naso offre sentori delicati di piccoli frutti neri, aromi speziati tipici della macchia mediterranea con note tostate di cacao Il finale è lungo, con decisi ritorni balsamici.".

Siamo a pochi chilometri dal centro abitato di Gioia del Colle, in contrada Parco Largo, l'azienda non è indicata da alcuna segnaletica, per fortuna incontriamo Raffaele e Marianna che ci faranno strada. Entrando dal cancello notiamo i filari di primitivo allevato a cordone speronato, ma i due coniugii assicurano di possedere anche due piccoli appezzamenti con viti ad alberello di 30-40 di età, sempre di primitivo, e alcuni vitigni di aglianico. In tutto l'azienda conta 5.4 ettari di vigneto, tutti nel territorio della D.O.C. Gioia del Colle a 380 metri s.l.m.

In cantina ci mostrano il rotomaceratore, un piccolo fermentatore sperimentale a "cappello sommerso" e un contenitore inox dove è in atto la feremtazione malolattica. Pietraventosa produce solo 3 tipologie di vino rosso prevalentemente da primitivo, mentre dalla vendemmia 2012 anche un rosato, l'"Estrosa", sempre dalle stesse uve. Ovviamente, l'Estrosa sarà il primo ad essere svinato: le basteranno poche ore di macerazione sulle bucce per assumere un colore intenso, quasi rosso, che sarà chiarificato naturalmente per filtraggio e decantazione. Qui ci tengono a precisare che l'uso della chimica è pressoché nullo.

Durante la nostra visita, abbiamo l'onore di conoscere l'enologo, il salentino Oronzo Alò, il quale dirige con metodi innovativi e tecnologie avanzate una sua azienda a Genzano di Lucania, specializzata nell'Aglianico del Vulture. Prima di andar via, dà l'annuncio che l'Estrosa è pronto per essere imbottigliato a fine mese.

Finalmente scendiamo al piano sotterraneo, le cui pareti mostrano la conformazione del terreno ricco di carbonato di calcio e di ferro, responsabili del conferimento di aromi primari nell'uva. Qui faremo gli assaggi dei vini, non quelli pronti ed imbottigliati, ma quelli direttamente prelevati dai tini d'acciaio e dalle piccole botti. L'annata di riferimento è la 2012 e partiremo dai silos più grossi, col primitivo che qui in azienda definiscono di "scarto". Si tratta in realtà di vino ben fatto, che non presenta alcun difetto, ma che per l'enologo e per i proprietari non raggiunge i parametri qualitativi minimi per essere etichettati "Pietraventosa". E questo la dice lunga sulla filosofia aziendale. Il vino sarà comunque venduto in damigiane su richiesta di aziende agrituristiche e di ristoranti o sfuso per altre cantine. Pietraventosa produce in proprio appena 10mila bottiglie all'anno.

Mentre parla fiera dei suoi vini e della sua azienda, nata da poco ma che vanta già premi e riconoscimenti su varie guide di settore, Marianna si fa ammirare per la meticolosità nel prelevare il vino, nell'avvinare i calici, nel riempirli del suo nettare, gesti che avrà ripetuto migliaia di volte, sempre con la stessa cura e attenzione. Parla a tutto tondo Marianna, delle grandi soddisfazioni che ha ricevuto, dei traguardi da raggiungere, dei vini a cui piacciono e della voglia di rimanere comunque una piccola realtà in termini numerici, ma ci racconta anche dei "bidoninisti", di giornalisti poco seri, di scrocconi, di promesse attese e non mantenute, di eventi ed esperienze più o meno interessanti, ecc.

Proseguamo gli assaggi dai tini d'acciaio con l'"Ossimoro", primitivo con percentuale di aglianico, e con l'"Allegoria", primitivo in purezza, che saranno imbottigliati senza filtraggi, il primo dopo un breve passaggio in legno. In entrambi i vini apprezziamo la spiccata freschezza, la considerevole struttura e la potenza del frutto maturo.

Arriviamo alle piccole botti, tonneaux di rovere francese, diverse tra loro per porosità e tostatura del legno che, come potremo appurare con i rispettivi assaggi, conferiranno al vino diverse sensazioni. La "Riserva" che ne uscirà tra qualche anno (ci vogliono circa 18 mesi in botte e almeno altri 12 di affinamento in bottiglia, prima di essere commercializzato), sarà un blend sapientemente dosato di primitivo prelevato dalle varie botti e, in parte, dal contenitore inox. Non sono certo un profeta, ma sono pronto a scommettere sulla elevata qualità del futuro prodotto, date l'annata favorevole, le premesse negli assaggi e l'esperienza dell'enologo.

Al termine della visita, dopo che Ciro Cavallo e Marianna Annio hanno concordato su data e locale per l'incontro di degustazione della serie "Armonie di Gusto", acquistiamo alcune bottiglie. Tra queste, porto a casa proprio il "Riserva 2008", quello di "Radici". Lo assaggio anche stavolta in beata solitudine e, a distanza di più un anno e mezzo, non solo confermo ciò che avevo descritto all'epoca, ma ne apprezzo ancor più l'intatta freschezza di beva, denotando se possibile un'eleganza ancora più marcata, ennesimo segno tangibile di come il vino da primitivo delle zone più vocate, se ben curato in vigna e ben lavorato in cantina in tutte le sue fasi, può sicuramente competere per longevità con i grandi vini del centro e del nord Italia.

Il "Riserva 2008" di Pietraventosa è stato prodotto in sole 2.500 bottilgie: una perla rara, che riserva sempre tanta gioia.

Paolo Bargelloni, 27 gennaio 2014

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