L'aglianico è un vitigno di origine greca (chiamata dai romani vitis ellenica, da cui probabilmente prende origine il nome) coltivato nel Sud Italia, in particolare in Campania, Molise, Puglia e Basilicata. Ma è nei terreni di origine vulcanica che esprime tutto il suo potenziale. Irpinia, Taburno e Vulture sono le macro zone dove l'aglianico ha sviluppato le grandi doti da cui si ottengono gli eccellenti vini da invecchiamento, rispettivamente Taurasi DOCG, Aglianico del Taburno DOCG e Aglianico del Vulture DOC. A quest'ultimo nel 2010 è stata attribuita la DOCG nella versione Superiore. Un riconoscimento che premia la qualità di un prodotto che è considerato il "Barolo del Sud" (leggi) e che da anni ottiene un numero di eccellenze molto alto, che solo i grandi vini a denominazione controllata e garantita piemontesi, toscani e veneti posso vantare con un prodotto a mono vitigno (nebbiolo a Barolo e Barbaresco, prosecco nella Valdobbiadene e sangiovese a Montalcino).

Di seguito, le eccellenze lucane secondo le principali guide nazionali:

I Vini d’Italia de L’Espresso

  • Aglianico del Vulture - Antelio 2009 - Camerlengo
  • Aglianico del Vulture - Riserva 2007 - Tenuta del Portale

Slow Wine di Slow Food Italia - I vini slow

  • Aglianico del Vulture - Camerlengo 2008 - Camerlengo
  • Aglianico del Vulture - Le Drude 2008 - Michele La Luce
  • Aglianico del Vulture - Serra del Prete 2010 - Musto Carmelitano

Gambero Rosso - I Tre Bicchieri

  • Aglianico del Vulture - Basilisco 2009 - Basilisco
  • Aglianico del Vulture - Titolo 2010 - Fucci
  • Basilicata Igt - Balconara 2009 - D'Angelo di Filomena-Ruppi

AIS Bibenda - I Cinque Grappoli

  • Aglianico del Vulture - Basilisco 2009 – Basilisco
  • Aglianico del Vulture - Don Anselmo 2008 – Paternoster
  • Aglianico del Vulture - Il Sigillo 2008 – Cantine del Notaio
  • Aglianico del Vulture - Re Manfredi 2009 – Re Manfred
  • Aglianico del Vulture - Serra del Prete 2010 – Musto Carmelitano
  • Aglianico del Vulture - Titolo 2010 – Elena Fucci
  • Aglianico del Vulture - Valle del Noce 2010 – D’Angelo

Guida Oro I Vini di Veronelli - I Super-Trestelle

  • Aglianico del Vulture - Basilisco 2009 – Basilisco
  • Aglianico del Vulture - Eleano 2008 – Eleano
  • Aglianico del Vulture - La Firma 2009 – Cantine del Notaio
  • Aglianico del Vulture - Lucania 2008 – Tavern
  • Aglianico del Vulture - Macarì 2009 – Macarico
  • Aglianico del Vulture - Macarico 2008 – Macarico
  • Aglianico del Vulture - Riserva Don Anselmo 2008 – Paternoster
  • Aglianico del Vulture - Riserva Piano del Cerro 2006 – Vigneti del Vulture

Come si può chiaramente notare nell'elenco di sopra, l'aglianico ha l'esclusiva dell'eccellenza in Basilicata (persino nel Balconara è in blend con il cabernet) e questo rappresenta sicuramente un limite. Il Vulture, dove la vite si coltiva dai 200 agli 800 metri di altezza, per un totale di più di 1500 ha di vigneto, è un territorio con caratteristiche climatiche simili a quelle dei monti Irpini e del Taburno, con inverni rigidi ed estati miti e con notevoli escursioni termiche in primavera. Nelle aree campane però l'aglianico è solo uno dei principali vitigni e i vini eccellenti sono prodotti anche da vitigni a bacca chiara, quali fiano, greco e falanghina. Sono infatti molto noti i vini DOCG Greco di Tufo e Fiano d'Avellino. Perché non puntare sui vini bianchi di qualità anche nel Vulture?

C'è anche da dire che la viticoltura lucana non è solo Vulture, ma vi sono altre tre denominazioni: Matera, Grottino di Roccanova e Terre dell'Alta Val d'Agri (leggi). Denominazioni sconosciute ai più, come risulta alquanto anonima la malvasia di Basilicata, che invece può dare dei prodotti molto interessanti e particolari dal punto di vista gusto-olfattivo.

Il vero problema di questa bellissima terra è che viene sempre considerata come una Cenerentola, una eterna promessa che stenta a diventare realtà, anche e soprattutto per una inadeguata comunicazione. La Basilicata è una fucina di gustosi prodotti tipici e di piatti tradizionali, ma se non si fa una giusta promozione, rimangono sapori inesplorati. Difficilmente le guide gastronomiche nazionali riportano ristoranti lucani. Lo stesso Aglianico del Vulture meriterebbe una maggiore considerazione: nonostante prezzi decisamente inferiori agli altri grandi vini italiani da invecchiamento, non ha il giusto riscontro nelle carte dei ristoranti eccellenti d'Italia e troppo spesso sugli scaffali dei supermercati si trovano bottiglie di dubbia qualità a prezzi stracciati che banalizzano la denominazione. Le sedi e i siti web regionali delle grandi associazioni nazionali di degustatori sono carenti nell'organizzare o riportare eventi di rilevante importanza. Persino nell'edizione 2012 della kermesse "Radici del Sud", la Basilicata non è stata supportata da alcun componente nei gruppi di assaggio.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un generale abbandono dei campi, ad una certa riconversione all'industrializzazione e, peggio, allo sfruttamento del sottosuolo con trivellazioni che fanno apparire la Basilicata come il Texas italiano. Eppure questa bellissima regione, che poteva considerarsi il "cuore verde" del Mezzogiorno d'Italia, avrebbe tutte le carte in regola per puntare sull'agricoltura e sul turismo di qualità, con i suoi paesaggi straordinari: il Parco del Pollino, la Val d'Agri, i laghi di Monticchio, i piccoli borghi e i castelli medievali, le coste sabbiose del metapontino e quelle rocciose di Maratea, i reperti archeologici della Magna Grecia, le Dolomiti Lucane, la Grancia e gli splendidi "Sassi" di Matera, patrimonio dell'UNESCO.

Insomma, la Lucania è una "terra promessa", ancora tutta da scoprire, valorizzare e tutelare.

Paolo Bargelloni, 24 febbraio 2013

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