Ha il capolino conico-sferoidale formato da tanti petali riuniti a calice e sostenuto da uno stelo cilindrico, a volte spinoso. Viene venduto singolarmente o a mazzi, fa il suo bell'effetto in cucina ma non è carino regalarlo all'innamorata e non viene venduto dal fioraio, ma dall'ortolano. Già, perché non parliamo della rosa, la bellissima pianta ornamentale dai delicati e profumati fiori, bensì del carciofo (cynaria scolymus) l'ortaggio derivante dalle selezioni del cardo selvatico, di origine mediterranea. Eppure sarebbe un regalo davvero gradito, dato le eccellenti doti nutrizionali. Leggiamo insieme perché.

Il carciofo viene classificato come una pianta erbacea perenne, con formazione di rizoma, dalle cui gemme si sviluppano i getti chiamati “carducci”. Il fusto (alto da 50 a 150 cm) si presenta dritto e robusto con striature in senso longitudinale, dotato di foglie alterne grandi, di colore verde più o meno intenso e in alcuni casi grigie nella parte superiore, più chiare e con la classica “barbetta” in quella inferiore; le foglie hanno la caratteristica di essere piuttosto spinose. I fiori azzurri ermafroditi tubolosi sono raggruppati insieme in una infiorescenza a capolino, detta anche calatide. Il capolino comprende una base sulla quale sono inseriti i fiori e il loro insieme viene chiamato volgarmente “peluria”. Il frutto ha una forma ovale, allungata di colore grigio bruno.

Il mese di giugno è considerato il periodo più adatto per la coltivazione dei carciofi e in questo mese la pianta è in grado di produrre da 10 a 15 capolini con un gambo che varia dai 15 ai 40 cm. La raccolta, invece, avviene principalmente tra il mese di novembre e quello di aprile.

Il carciofo viene coltivato soprattutto in Italia, Francia, Egitto e Spagna, ma anche in America, in particolare nella California, dove trova il suo habitat ideale, in quanto esige un clima mite a abbastanza umido, anche se resiste bene alle temperature più basse, fino ai 0 gradi. L'Italia è il Paese che vanta il primato mondiale di produzione (circa il 30%) e le aree di maggior interesse sono la Sicilia (Piana di Catania e Piana di Gela), la Sardegna (Albenga) e la Puglia. Le varietà più diffuse sono Romagnolo o Violetto di Romagna, Romanesco, Spinoso e Violetto. Tre varietà rientrano nella denominazione IGP (Carciofo di Paestum, Romanesco e Brindisino) e una è DOP (Spinoso di Sardegna).

In Puglia, oltre al carciofo brindisino IGP, è da menzionare quello di San Ferdinando, prodotto nelle aree limitrofe tra la provincia di Foggia e di Barletta-Andria-Trani.

Il carciofo è presente in molte ricette culinarie, come il Carciofo alla Romana (stufato in olio d'oliva, brodo vegetale, prezzemolo, aglio e mentuccia), il Carciofo alla Giudia (frittura), la Torta Pasqualina ligure, il Carciofo Fritto in Pastella, l'Insalata di Carcofi (crudi a lamelle). Ottimo ingrediente anche nella pasta e nei risotti. Di solito viene consumato fresco, ma può essere conservato in vasetti sott'olio o sott'aceto.

Grazie al  basso apporto calorico (22 calorie per 100 gr), i carciofi sono indicati nelle diete dimagranti. Inoltre sono ricche di fibre, ed hanno una buona quantità di calcio, fosforo, magnesio, ferro e potassio; sono dotati di proprietà regolatrici dell’appetito, vantano un effetto diuretico e sono consigliati per risolvere problemi di colesterolo, diabete, ipertensione, sovrappeso e cellulite; sono anche molto apprezzati per le caratteristiche toniche e disintossicanti, per la capacità di stimolare il fegato, calmare la tosse e contribuire alla purificazione del sangue, fortificare il cuore, dissolvere i calcoli. In una ricerca pubblicata su “Nutrition and Cancer” si evidenzia che i polifenoli del carciofo possono contrastare l’azione ossidativa dei radicali liberi e interferire con i processi molecolari che inducono la trasformazione tumorale. In medicina, la cinarina, sostanza estratta dal carciofo, svolge un'importante funzione contro i disturbi del fegato dovuti all'assunzione di alcol.

Quindi, non vi offendete se qualcuno al posto di una rosa vi regalerà un bel carciofo.

Paolo Bargelloni, 22 gennaio 2017

Fonti: wikipedia, www.benessere.com

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