Siamo a metà novembre, abbiamo appena lasciato alle spalle i postumi della notte delle streghe e tutto ciò che gira attorno alla sempre più incalzante festa di importazione americana, Halloween. Quasi senza accorgecene ci siamo da poco fatti gli auguri di tutti i Santi e portato un fiore ai nostri cari il giorno successivo. Stiamo ancora nel pieno dei festeggiamenti in onore della sboccatura del novello e del mosto che diventa vino nella settimana di San Martino, con tutte le sagre e gli eventi ad esso dedicati in tutta la provincia, quando già la città inizia ad addobbarsi di luminarie e festoni, le vetrine dei negozi di abbigliamento, di elettrodomestici, di informatica e di oggettistica espongono idee regalo, gli scaffali dei supermercati sono riempiti di pandori, panettoni, torroni e tutti gli altri prodotti tipici del periodo natalizio, quasi ad esortarci a spendere i nostri soldi a più di un mese dalla ricorrenza della Natività di Nostro Signore. Da "dolcetto o scherzetto?" a "meglio il pandoro o il panettone?" il passo è breve. Una volta si aspettava il giorno dell'Immacolata per cogliere l'atmosfera del Natale e per dedicarci anche allo shopping, legato alla corsa al regalo e all'acquisto dei nuovi pezzi per il presepe o dell'albero e degli ingredienti per il lauto pranzo del 25 dicembre. "Caro lei, è il business!", mi dicono. Ed io mi chiedo: "Ma la crisi economica è finita?" Aspettiamo, almeno, che ci paghino la tredicesima!

In realtà, a differenza di quasi tutto il resto del mondo cattolico dove l'albero o il presepe vengono addobbati l'otto dicembre, nel tarantino da secoli a queste pratiche ci si dedica già nel giorno di Santa Cecilia, il 22 novembre. In questo giorno, la tradizione vuole che che le massaie si alzino presto la mattina per preparare le pettole, magari col sottofondo delle bande musicali che suonano le pastorali per le vie della città (leggi qui).  

A proposito di pettole, come nascono queste tradizionali delizie? Qui di seguito, riporto fedelmente un articolo di Gianluca Lomastro di "Made In Taranto" che ne apprende una delle più accreditate leggende dalla signora Teresa Cavallo. Buona lettura.

Paolo Bargelloni

APPRENDIAMO LA STRAORDINARIA LEGGENDA DELLE FAMOSE PETTOLE TARANTINE CHE ALLIETANO LE NOSTRE TAVOLE NATALIZIE GRAZIE ALLA SIG.RA TERESA CAVALLO

La leggenda e la tradizione delle pettole tarantine narra, che, nel Novembre 1210, o su per giù, una signora di Taranto, abitante in Città Vecchia, si distrasse per uscire sul balcone e seguire le prediche di San Francesco d’Assisi, all’epoca il Santo che evangelizzava la città.

La signora lasciò a lievitare la pasta del pane che preparò come di consueto di buon mattino. Una volta entrata in casa, la pasta era lievitata troppo, ormai, il pane non potè piu’ infornarlo.

Decise di riempire d’olio una pentola, ci mise dentro i pezzi della pasta, a poco a poco e vide che si formarono delle frittelle... ci aggiunse cannella e zucchero che i suoi figli apprezzarono molto. Alla sera, per sfamare suo marito che arrivava da una giornata di lavoro da pescatore in mare, aggiunse all’impasto dei pezzi di acciughe.

Questa è la ricetta della tradizione delle vere pettole Made in Taranto (Pettele in antico greco, significa ”palline”, o “cuscini”, meglio note i ‘cuscini del bambino Gesù) con cui i tarantini celebrano l’inizio del periodo natalizio che comincia il 22 novembre.

Grazie alla signora Teresa Cavallo per il bel racconto.

Gianluca Lomastro

 

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