ES, ovvero l'istinto e la passione che hanno il solo scopo del piacere, secondo Freud. ES, un nome che esprime tutta l'essenza di un grande vino, nato per vincere, come il protagonista di una favola. Una favola iniziata poco più di un decennio fa, quando Gianfranco Fino acquistò, nel 2004, un piccolo vigneto nell'agro di Manduria di appena 1,30 ettari. In questo terreno, Gianfranco ha selezionato le migliori uve di primitivo dagli alberelli di 50-80 anni, le ha vendemmiate dopo un breve appassimento su pianta, le ha vinificate mediante una soffice pressatura e diraspatura, con macerazione in tini d'acciaio inox a temperature controllate, con freuenti delestage; il vino sarà travasato in barrique di rovere francese, con batonnage giornalieri, per sostarci 9 mesi prima dell'imbottigliamento; il vino affinerà in bottiglia per ulteriori 9 mesi prima della sua commercializzazione. Ne uscirà un vino di grande impatto gusto-olfattivo che avrà subito grandi estimatori tra gli appassionati, tanto da richiamare l'attenzione dei maggiori esperti del settore. Da allora, ogni anno che passa, questo vino raggiunge livelli di qualità sempre più elevati, trainando con sé l'interesse per tutto il comparto vitivinicolo pugliese, in particolare della Denominazione di Origine Controllata Primitivo di Manduria. Oggi l'azienda conta vari terreni frammentati tra Sava e Manduria, dove a breve sorgerà la nuova cantina.

L'aspettativa dell'ES non sarà mai disattesa, fino a culminare con il riconoscimento di miglior vino in assoluto nel 2012, quando il primitivo dell'annata 2010 sarà giudicata eccellente da tutte le sei guide più importanti d'Italia, un vero e proprio primato, tanto da vedersi assegnato l'Oscar del Vino da Bibenda, bissando il successo dell'anno precedente (leggi qui).

Ma cosa ha di straordinario l'ES? Beh, il Primitivo di Manduria è già di per sé uno dei migliori vini rossi d'Italia, lo ha ammesso persino Luca Maroni, uno dei maggiori esperti enogastronomici, autore di una delle guide più lette, l'Annuario dei migliori vini italiani (leggi qui). Quello di Gianfranco Fino ha grande corpo, una sostenuta alcolicità (16% vol.), ma appoggiato ad una spalla acida viva e un piacevole frutto maturo che rendono fluida, elegante e godibilissima la beva. Del resto, la potenza è nulla, senza controllo...

Ad oggi, non si contano più quanti premi, anche internazionali, ha ricevuto e continua a ricevere Gianfranco Fino, non solo con l'ES, ma anche con lo JO, da uve negroamaro. In questo caso, il nome richiama lo Jonio, mare che, grazie ai venti di scirocco, fa sentire il suo richiamo nei terreni, nelle uve e quindi nel bicchiere. Jonico è anche un sinonimo proprio del negroamaro. Grandi soddisfazioni arrivano anche dal Simona Natale, spumante rosé brut pas dosè che porta il nome della bella consorte di Gianfranco, anch'ella parte attiva dell'impresa, se non addirittura la vera ispiratrice in molti casi, come per l'ES più Sole, dove vengono utilizzare uve da primitivo che subiscono un'appassimento più lungo per donare dolcezza al prodotto finale, che sarà imbottigliato come Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG. La signora Fino può essere considerata una vera Wonder Woman: in poche ore, riesce a presenziare a tre kermesse in tre luoghi distanti migliaia di chilometri tra loro.

Insomma, è davvero difficile assistere ad un concorso enologico, che sia il Merano wine festival, il concours mondial di Bruxelles, il Vinexpo di Bordeaux, il Vinitaly di Verona o l'international wine competition di Berlino che non veda tra i protagonisti i coniugi Fino. Sembrano la Juventus di Trapattoni, quella che riuscì in un decennio a vincere tutte le competizioni possibili, in campo nazionale ed internazionale, disponendo di un'ossatura formata da grandi campioni, tra i quali Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Paolo Rossi, la stessa che porterà la nazionale di Bearzot a vincere il mondiale di Spagna. Allora, si diceva che bisognava inventare un nuovo trofeo che ancora dovessero vincere.

Certo, come nello sport o in qualsiasi campo in cui ci sia invidia o ci sia chi vuol fare il critico snob controcorrente, esistono i detrattori, quelli che "ma che ch'azzecca?". Sicuramente la comunicazione e la strategia di marketing avranno fatto la loro parte, nel bene e nel male. Ma questo fa parte del gioco. E allora gioco un po' anch'io, confidando nel senso sportivo della coppia più premiata nel mondo enologico. 

Ecco, di seguito, i premi (improbabili) che l'azienda di Gianfranco Fino e Simona Natale NON ha "ancora" vinto:

1. Premio Strega, per la capacità con cui ha saputo ammaliare tutte le giurie dei vari concorsi.

2. Premio Bancarella, per la capacità comunicativa e commerciale

3. Premio Nobel, per la filosofia di produzione, nel rispetto del territorio

4. Telegatto, per primeggiare nella "Superclassifica" delle maggiori guide

5.  Festival di Sanremo, per l'auspicio che continui a lungo il periodo di Felicità

A Simona Natale e Gianfranco Fino, con affetto.

Paolo Bargelloni

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