L'Italia vanta la più grande varietà ampelografica del pianeta: sono circa 350 i vitigni riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole. Un'enormità, tanto che è facile fare confusione: molti vitigni, per anni, sono stati scambiati per altri, alcuni hanno di diverso solo il nome, ecc. I terreni vitati, secondo il censimento Istat sono 675mila, ma soltano poche tipologie di vitigno superano i 10mila ettari di superficie. Tra i più diffusi, per superficie vitata, sono: sangiovese, trebbiano, montepulicano, catarratto, barbera e prosecco. Sono circa una sessantina i vitigni più conosciuti, quelli che caratterizzano la viticoltura nelle rispettive terre d'elezione: ad esempio, se pensiamo al Piemonte, la nostra mente ci riporta subito al barbera ed al nebbiolo, così come al Veneto accostiamo il prosecco e il garganega, mentre la Sicilia ci ricorda il nerodavola e la Sardegna il cannonau, ecc. Esistono e resistono, per fortuna, i vitigni cosiddetti "minori". Sono quelli ai più sconosciuti, spesso dimenticati per volontà degli agricoltori stessi, magari perché difficilmente vinificabili o perché non garantivano buone rese, magari perché più soggette alle avversità climatiche o alle malattie funginee, batteriche o da insetti (peronospora, oidio, tignola, ecc.).

Grazie alla ricerca, alla tecnologia in vigna ed in cantina e, soprattutto, alla caparbietà di alcuni "piccoli" viticoltori e/o produttori, stiamo assistendo alla rinascita di alcune varietà dimenticate. Spesso proprio da questi vitigni si ricavano vini molto interessanti ed intriganti che suscitano nei consumatori più esigenti e curiosi emozioni inaspettate.

Di queste eccellenze si è parlato alla manifestazione "Vitigni e Vini Fratelli d'Italia", egregiamente organizzata dalla delegazione Murgia dell'Associazione Italiana Sommelier Puglia nella elegante strutturra del Cortenova Ricevimenti il 10 giugno, che ha messo in rassegna ben 120 etichette di vini da vitigni minori selezionate dal delegato di zona, Vincenzo Carrasso, il quale si è avvalso della consulenza del dr. Giuseppe Baldassarre, geriatra di professione e sommelier per passione, responsabile dell'area eventi dell'AIS Puglia e dell'osservatorio nazionale Vino e Salute, nonchè autore di libri di successo sull'enologia pugliese. Baldassare ha intrattenuti gli ospiti nella conferenza che preceduto la degustazione raccontando le storie e gli aneddoti sulle origini di alcuni dei vini in rassegna, con un piglio narrativo facilmente comprensibile, a volte ironico, destando l'attenzione e l'ammirazione della platea. In particolare, ha parlato del kerner, vitigno aromatico a bacca bianca ottenuto dall'incrocio tra schiava grossa e riesling, chiamato così non dal nome del suo inventore, tale August Herold, come spesso avviene in questi casi, ma da quello del medico e poeta tedesco al quale saà stato devoto. Il Kerner è coltivato in Germania, Austria, Svizzera e, in Italia, in Alto Adige, dove il relativo vino ha ottenuto la Denominazione di origine controllata (DOC) nel 1993, prediligendo zone con climi molto freddi, anche a quote elevate (fino a 800 metri s.l.m.). Il kerner dà origine a vini freschi e fruttati. Una nota sul prie blanc, vitigno a bacca bianca autoctono della Valle d'Aosta, coltivato ad un'altezza tra i 900 e i 1200 metri nell'alta Valdigne, praticamente i vigneti più alti d'Europa, da cui si ottiene un vino dalla spiccata acidità, ideale per la spumantizzazione con metodo classico. Prie blanc significa primitivo bianco, ma col primitivo pugliese non ha nulla a che fare se non la precocità di maturazione, che in questo caso serve per non andare incontro al freddo più intenso per la raccolta. Due parole sul siciliano perricone, vitigno a bacca rossa sulla cui origine del nome si sa ben poco, ma si sa che ha come sinonimo pignatello, di cui ricorda la terra rossa su cui è coltivato, con la quale gli artigiani producevano le pignate in terracotta. Insomma, ogni vino avrebbe una storia da raccontare, ma 120 vini sono troppi e ci vorrebbero almeno 10 ore... La degustazione libera (accessibile con un ticket di 20 euro), è stata abbinata alle eccellenze gastronomiche pugliesi e non solo. L'imbarazzo della scelta era davvero tanta, ma la maggior parte degli avventori, affidandosi ai racconti di Baldassarre, ha fatto finire anzitempo il kerner ed il priè blanc.

Il sottoscritto, un po' spaesato da cotanti vini sconosciuti (leggi qui), si è lasciato guidare un po' dall'istinto, un po' dai pazienti sommelier addetti alla mescita, ed è riuscito comunque ad apprezzare, tra gli altri, uno spumante brut campano da uva caprettone, un delicato marchigiano bianchello del Metauro DOC superiore, un aromatico laziale moscato di Terracina DOC secco, un rosato ligure Sciac-tra' DOC Ormeasco di Pornassio.

E la Puglia? Ho voluto lasciare apposta per ultimo per descrivere una tipologia di vino da vitigno pugliese che soltanto ultimamente sto apprezzando, dato che fino a qualche tempo fa era prodotto da pochissime aziende e con risultati poco soddisfacenti: il susumaniello. Infatti, l'impiego di questa uva, molto scontrosa e difficile da vinificare in purezza, serviva come taglio in altri uvaggi per apportare maggiore acidità e tannicità al prodotto finale. In effetti, dal sussumaniello in purezza si ricava un vino "rustico", con sentori vegetali e una decisa nota alcolica. Se però si riesce ad azzeccare la giusta epoca di vendemmia in una buona annata dal punto di vista climatico, e dopo un medio-lungo periodo di affinamento in legno, si possono ottenere vini corposi ma di straordinario equilibrio, pur mantenendo le caratteristiche note vegetali e fruttate, susseguite da quelle speziate, mentre il tannino diventa più rotondo. Un vino che negli ultimi anni, come ha raccontato il dott. Baldassarre nel suo intervento, è molto "ricercato" dagli inglesi, bevitori molto esigenti sempre a caccia di nuove emozioni, che per semplicità ed affetto lo chiamano "Susy". Il vitigno susumaniello prende il nome dal somarello, in quanto si carica di grappoli, specialmente nei primi 10-15 anni di vita.

Il vino in purezza lo producono ancora poche aziende, inserendolo nella loro gamma di vini rossi. quasi tutte del brindisino, sua terra d'elezione. Ma c'è un produttore, donna, di Castellana Grotte (BA) che ha comprato vigne a Noci quasi tutte vitate a susumaniello che ha creduto in questo vitigno difficile, incostante, sensibile alle varie avversità raccogliendone la sfida: Flora Saponari. Già commercialista affermata, abbandona la sua professione per dedicarsi alla sua passione, con grande successo, fondando l'azienda Vignaflora. Da un paio di anni, vinifica il susumaniello in rosa, ed anche questa scelta appare azzeccata: se ne trae un rosato di grande fascino (come la signora, presente alla kermesse), per nulla "ruffiano", senza quegli odori nauseanti da profumatori d'auto, ma gradevolmente fresco, sapido, appena fruttato e scorrevole, tanto da meritarsi una medaglia d'oro al Vinitaly. Naturalmente lo cerco disperatamente tra i banchi disposti nel giardino del Cortenova e, soltanto quando lo trovo, posso dire di aver chiuso in bellezza questa magnifica serata.

Il mio personale plauso, credo condiviso da tutti i presenti, va a questa iniziativa dell'AIS Murgia (già fautrice di grandi eventi come Dolce Puglia), giunta alla seconda edizione, atta a far conoscere il grande patrimonio varietale della nostra viticoltura, auspicandone la continuità anche da parte delle altre delegazioni pugliesi, magari con eventi più frequenti nell'anno solare e con minor numero di etichette, per poter apprezzare meglio i vini in rassegna con delle descrizioni per ognuno. Un po' come si è svolto a Grottaglie qualche giorno addietro, nella prima anteprima di "Vino è Musica".

L'evento "la Puglia dei Vitigno Minori", promosso dai ragazzi del "Qibli" di Enza e Ida De Carolis e Luigi Armentano, in collaborazione con "Armonie" di Ciro Cavallo, si è tenuto al Macchiaviva bistrot delle sorelle Ballo, e i vini in degustazione (quattro in tutto), abbinati ai piatti dell'artista dei fornelli Loredana Ballo, sono stati descritti egregiamente da Rudy Lazzaro, degustatore ufficiale dell'AIS Taranto. Anche in questa serata ho potuto apprezzare un rosato da susumaniello, in questo caso prodotto dall'azienda I Pastini di Locorotondo, che ha perfettamente accompagnato il sorprendente "Gambero in tempura su tartarre di cetriolo alla crema di yougurt e stracciatella". Una conferma che il vitigno si presta bene alla vinificazione in rosa. Ma il vino che mi ha destato più curiosità è stato l'ottavianello rosso, prodotto dall'azienda Rubino di Brindisi, di cui era presente uno dei titolari.

L'ottavianello è un vitigno che ha probabili origini campane, portato in Puglia dal comune di Ottaviano (NA) al comune di San Vito dei Normanni (BR) e si è diffuso principalmente nel territorio di Ostuni, sempre in provincia di Brindisi, dove oggi ne caratterizza la DOC. La vendemmia avviene a fine settembre, essendo una varietà tardiva. L'azienda Rubino ha acquistato 0,60 ha di terreno nei pressi della città bianca soltanto pochi mesi fa, dunque il loro prodotto, il "Lamo", rappresenta la vera novità dell'anno e viene inserita nel progetto "Le Riscoperte" di cui fanno parte anche il "Lamiro" da bianco di alessano ed il "Mimante" da minutolo. Una linea di prodotti che mirano proprio a riportare alla ribalta le varietà produttive un po' dimenticate. Il Lamo è un vino di rara fattura, di estrema eleganza che quasi ricorda i migliori pinot noir. Il susumaniello per l'aziienda Rubino, che ha sempre creduto nel vitigno, rientra nella gamma "Cru" con il "Torre Testa", sia nella versione in rosso che in rosato.

La qualità dei vini di Puglia è ormai riconosciuta in tutto il mondo grazie soprattutto ai tre vini rossi principali, il nero di Troia, il primitivo ed il negroamaro, ma credo sia giusto far riscoprire quelle varietà che forse neanche noi pugliesi sappiamo della loro esistenza, quindi ripeto,i ben vengano questi tipi di manifestazioni, anche par far accrescere la cultura e la memoria storica dell'enologia regionale.

Ora i ragazzi di "Vino è Musica" ci aspettano per la seconda anteprima che si terrà il 24 giugno nel giardino di Casa Vestita a Grottaglie con l'evento "Senza trucco - le donne del vino naturale", mentre la manifestazione principale avrà luogo nelle vie del quartiere delle ceramiche il 29 e il 30 luglio.

Paolo Bargelloni, 11 giugno 2016

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