Quando mi era stato proposto di recensire sei dei 72 vini che sono stati premiati all'ultima edizione di "Radici del Sud", le cui descrizioni sarebbero state riportate nella relativa guida "Radici Wines 2016", avevo inizialmente titubato, se non altro perché non avevo fatto parte della giuria che li aveva degustati (alla cieca) e ritenuti vincenti, e non conoscevo personalmente i prodotti e nemmeno i produttori, se non per averne sentito parlare. Però mi sono convinto presto, in quanto proprio il fatto che i vini e le aziende erano per me sconosciuti, non ero affatto colpito da alcun condizionamento, anche inconscio, come spesso accade a chi recensisce e valuta qualsiasi prodotto o attività ristorativa che sia.

Chi mi ha incaricato del compito è stato proprio il patron di "Radici", il vulcanico ed instancabile Nicola Campanile, presidente dell'Associazione Propapilla, che mi ha consegnato personalmente le sei bottiglie "in cerca di un recensore". Così, una volta portate a casa, in libertà assoluta, prima chiuso in camera da solo, poi in tavola abbinandoli al pranzo con la famiglia, ho espresso le emozioni che i vini mi hanno fatto sentire e che riporto di seguito, senza inutili giri di parole intrise da stucchevoli frasi poetiche:

 Oraziano – Aglianico del Vulture DOC 2009 - Armando Martino

L’aglianico è un vitigno di origini elleniche, da cui il nome, che è molto diffuso nell’Italia Meridionale, in particolare tra Campania, Puglia e Basilicata, ma predilige i terreni vulcanici di queste zone, dai quali si ottengono i migliori risultati: sono infatti note ed apprezzate le denominazioni Taurasi e Taburno in Campania e Vulture in Basilicata. Il Monte Vulture è un vulcano spento da millenni ma tutta la zona attorno ha conservato le caratteristiche morfologiche e le condizioni pedoclimatiche tali da conferire al vitigno le peculiarità di uva nobile, con acini piccoli, scuri e pruinosi, dalla qualesi trae un vino che ben si adatta al lungo e medio invecchiamento.

Un grande esempio di quanto sopra espresso lo ritroviamo all’interno di questa bottiglia alta e stretta e dal collo lungo, quasi a sottolinearne l’austerità, l’Oraziano 2007 dell’azienda Armando Martino di Rionero in Vulture: colore rosso rubino quasi impenetrabile; al naso offre sfumature di frutta secca e note tostate di caffè e tabacco che si alternano a quelle di frutta matura; in bocca è piacevolmente scorrevole, grazie alla persistente freschezza e al fitto tannino reso morbido dalla lunga permanenza in legno piccolo (12 mesi di sosta in barrique), evidentemente ben dosata; nel finale tornano le sensazioni di tostato e di balsamico. Insomma, un gran bel vino, superbo ma godibile, che può accompagnare dignitosamente selvaggina e formaggi di lunga stagionatura.

L’azienda dispone di 30 ettaridi cui una parte di vecchi vitigni coltivati ad alberello, da cui l’Oraziano.

RossoViola – Magliocco 2012 – Viola

Il RossoViola delle Cantine Viola è un vino prodotto da uva magliocco coltivata nella zona del Pollino. Il magliocco è uno dei due vitigni che contraddistingue l’enologia della Calabria ionica, dove ben si adatta al clima siccitoso e caldo. Rustico e resistente alle avversità, presenta acini ellissoidali con buccia spessa e polpa poco consistente. Se ne ricava un vino abbastanza corposo e molto speziato. Il Rossoviola 2012, giocando con il nome mostra alla vista un colore rubino con sfumature più purpuree e luminose ai bordi del calice, sintomo di una spiccata ma gradevole acidità che apprezzeremo al palato; il boquet olfattivo è complesso ed intrigante, grazie anche al lungo affinamento tra barriques di Allier prima e bottiglia poi, nel quale sentiremo noce moscata, piccoli frutti di sottobosco e note vegetali tipiche del vitigno; in bocca è abbastanza caldo e avvolgente e la notevole tannicità è bilanciata da una buona struttura complessiva.

La Cantine Viola è una piccola azienda che tiene alla conservazione della tipicità territoriale: qui vengono prodotti vini solo da uve autoctone e tradizionali, in particolare, oltre al magliocco dolce, il moscatello di Saracena, la guarnaccia bianca e il mantonico, dalle quali si ricava il Moscato Passito di Saracena, vino dolce salvato dall’estinzione e che sta finalmente ottenendo numerosi apprezzamenti a livello internazionale.

Piana dell’Angelo - Taurasi DOCG 2006– Cantina Martino

Taurasi il nome del comune che dà la prima D.O.C.G. al vino prodotto da sola uva aglianico. In realtà la denominazione abbraccia un’area un po’ più ampia che racchiude vari comuni, tutti in provincia di Avellino, caratterizzata da una serie di rilievi collinari adiacente al fiume Calore, con terreni argillosi e a tratti sabbiosi e limosi. Da questi terreni, grazie anche all’influenza delle correnti e alle notevoli escursioni termiche, si ricava un aglianicoche dà vini dai profumi sostenuti e da una spiccata acidità che lo rende molto longevo.

Il Taurasi 2006 Piana dell’Angelo non sente affatto il peso degli anni, anzi, sembra addirittura poterne reggere altri: l’ampio spettro aromatico spazia dalle note fruttate di prugna a quelle tostate di cioccolato, passando per quelle speziate di noce moscata e pepe rosa; in bocca è strutturato, denso, caldo, abbastanza persistente, con un ritorno di frutta matura nel finale.

Il Taurasi Piana dell’Angelo è imbottigliata da Inglese Giuseppina.

Tenuta Paraida - Copertino DOC Rosato 2014 – Azienda Vitivinicola Marulli

Il negroamaro è sinonimo di Salento, suo territorio d’elezione anche nella versione in rosé. Qui la produzione del rosato non è un scelta solo per ampliare la gamma aziendale ma una vera e propria tradizione, tanto che il Salento può tranquillamente essere paragonato alla Provenza, dove si producono i rosati più famosi al mondo.

Il rosato della Tenuta Paraida illumina il calice con un color ciliegia chiaro e brillante, anticipando le ragguardevoli sensazioni di freschezza e sapidità; al naso esprime un boquet di tutto rispetto, dove spiccano note floreali di zagare e fruttate di agrumi e ciliegie candite; in bocca si distinguonocroccantezza e mineralità, in perfetta armonia con le sensazioni sopra citate. Un rosato di grande fascino che rispetta appieno il territorio e il suo vitigno d’elezione.

La Tenuta Paraida insiste nell’agro di Copertino, dove l’età dei vigneti è di circa 30 anni. L’Azienda Marulli è a conduzione familiare e dispone un totale di 20 ettari vitati a chardonnay, merlot, cabernet, malvasia nera,montepulciano, primitivo oltre naturalmente al negroamaro.

Calitro - Primitivo di Manduria DOC Riserva 2011 – Vigneti Lo Noce

Al primitivo di Manduria va riconosciuto sicuramente il merito del rilancio della vitivinicoltura pugliese, grazie alle eccellenze dei suoi vini ormai presenti in tutte le guide. Il primitivo, vitigno di maturazione precoce in questa zona, con clima caldo e assolato, esposto ai venti meridionali econ terre rossericche di argilla e ferro, a tratti sabbiose, sviluppa un grande apporto zuccherino e salino, generando vini molto strutturati e morbidi, sicuramente molto caratteristici.

Il Primitivo di Manduria Calitro 2011 proviene da uve coltivate ad alberello nell’area compresa tra Sava, Lizzano e Manduria. Vinificato in tini di acciaio a temperatura controllata, dopo una lunga macerazione delle bucce subisce un affinamento in barrique di rovere francese e americana per 12 mesi. Le caratteristiche organolettiche sono quelle tipiche del primitivo invecchiato: colore rubino carico con riflessi appena aranciati, al naso sprigiona profumi intensi di amarena in confettura con accenni di vaniglia e di cannella, in bocca è caldo, avvolgente, lungo, con ritorni di spezie dolci.

Calitro di Lonoce Francesco è un’azienda giovane ma proveniente da una famiglia di viticoltori da oltre 50 anni. Il suo nome rimanda alle origini albanesi: Kalter in arbëreshë indica un uomo forte, tutto d’un pezzo, qui probabilmente riferito al capostipite della famiglia.

DomGiuvà – Cirò rosso classico superiore DOC 2012 – Azienda Agricola DuCropio

Cirò è sicuramente la denominazione calabrese più conosciuta. Qui si producono principalmente vini dal vitigno più diffuso e interessante dell’enologia regionale, il gaglioppo. Questa uva molto rustica riesce a dare vini rossi dal colore poco intenso di antociano, dai profumi varietali e vinosi e dai tannini possenti, ma anche intriganti vini rosati.

Le peculiarità identitarie del vitigno, e del suo territorio le ritroviamo tutte nel Cirò rosso classico superiore 2012 DomGiuvà: il lungo invecchiamento tra acciaio, barrique e bottiglia a mala pena riesce a domare i fitti tannini che, in bocca si esprimono decisi ma ben bilanciatidai toni caldi di piccoli frutti a bacca scura già percepiti all’olfatto, insieme con le note più delicate floreali di viola appassita e speziate di noce moscata, pepe nero e tabacco, il tutto supportato da buona sapidità, risultando alla beva pieno e persistente.

L’azienda DuCropio di Giuseppe Ippolito volge al rispetto della tradizione: il nome di questa etichetta, DomGiuvà è un omaggio al padre Giovanni, uno dei fautori del disciplinare della denominazione Cirò nel 1969. Nei terreni calcareo-argilllosi posti su un colle di 300 mt d’altezza che guarda il mare, l’azienda coltiva oltre al gaglioppo, il greco nero e la malvasia nera.

Paolo Bargelloni  

* Le degustazioni sono state effettuate nel mese di ottobre 2015, le recensioni sono state inviate in redazione e riportate in parte nella guida "Radici Wines - edition 2016", edita da Propapilla Tourism di Nicola Campanile (tutti i diritti sono riservati). Le notizie in merito alle aziende sono state tratte dai loro siti web.

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