Quando, percorrendo la strada che da Maruggio porta verso Torricella, le distese di uliveti sono interrotte dagli ordinati filari di vite, si è giunti alla Masseria Le Fabriche, uno splendido resort ricavato da una seicentesca masseria che domina un territorio di circa 20 ettari composto da ulivi secolari e da vigneti, con una vista panoramica che si estende fino all'azzurro Mar Jonio nei pressi delle dune costiere di Campomarino, distante appena 2 km in linea d'aria. Oltre ad offrire un soggiorno di relax con le confortevoli 18 junior suites, più una elegante suite dotata di copertura in cristallo che si apre sul cielo stellato, la Masseria Le Fabriche di Alessia Perrucci, avvalendosi di validi enologi, produce una propria linea di vini provenienti dalle uve aziendali coltivate biologicamente, su tutti il Primitivo di Manduria DOC, e l'olio extravergine d'oliva da cultivar cellina e ogliarola coltivate in contrada Olivara. Gli avventori possono disporre di sala bar, internet point,  noleggio mountain bike, escursioni a cavallo, spiaggia convenzionata, itinerari turistici.

Qui si è tenuto il "blind tasting" denominato "vino a cena", al quale segiurà la mattina successiva la degustazione tecnica composta da una giuria di esperti guidata dal critico eno-gastronomico Daniele Cernilli (doctorwine.it), in ambito della sesta edizione della kermesse "Vino è... musica".

Vino è... musica, in poco tempo, è diventato un appuntamento imperdibile per gli amanti del vino, del buon cibo, della musica e di altre forme d'arte, perché la manifestazione è tutto questo e altro ancora. Ne avevo già parlato l'anno scorso (leggi qui), ma i ragazzi dell'Associazione Intersezioni di Grottaglie riescono ancora a sorprendere, mai appagati di un successo ormai collaudato, sempre pronti a migliorarsi, mettendo in gioco tutte le loro risorse, arrivando alla fine stremati e consapevoli di aver raggiunto traguardi al limite del possibile: la presentazione al Vinitaly ad aprile, le tre serate di anteprima con eventi culturali (leggi qui), il contest fotografico, e nelle due serate del 30 e 31 luglio a Grottaglie, i percorsi di degustazione "on the road", i laboratori del gusto guidati da AIS, ONAV, Slow wine, il laboratorio naturale e biologico con la dott.sa Maria Teresa Bilancia, il laboratorio/spettacolo con Daniele De Michele, in arte Don Pasta, dj, antropologo, economista ed esperto di gastronomia, le otto postazioni per i concerti, dove si sono esibiti ben 16 artisti pugliesi, tra cui gli Opa Cupa per il concerto finale, due mostre e ben 12 itinerari artistici tra pittura, fotografia, scultura, editoria e fumettistica, 7 postazioni dedicate al food con cucina di strada.

Naturalmente, protagonista assoluto, il vino, con 40 aziende e 150 etichette, tutte di qualità. Anche se Enza De Carolis, coordinatrice dell'evento, alla fine della premiazione tiene a precisare che si è voluto dare risalto più ai produttori che ai vini in sé. Quando beviamo un buon vino, è bene ricordare che dietro ad esso ci sono la fatica e la sapienza del contadino, gli studi e l'esperienza dell'enologo, gli investimenti economici e il tempo dedicato dai titolari dell'azienda vitivinicola, anche in termini di comunicazione e marketing.

Non per niente, i produttori stessi erano presenti agli stands, così come ai laboratori e al blind tasting  de il "Vino a Cena". La formula di questo contest, giunto al terzo anno, e che mi vede ancora orgogliosamente coinvolto quale "coach", insieme con Gianni Marsella, ristoratore de "La Cuccagna-Giro di Vite" di Crispiano e con Pino De Luca, giornalista vice direttore de "Leccellente" nonché blogger  (pinodeluca.ilcannocchiale.it), prefigge di dare voce a chi il vino, lo compra, lo beve, lo apprezza: il consumatore finale. E lo si fa nella sua più naturale collocazione, cioè a tavola. Con noi vi erano professionisti, commercianti, impiegati statali, giornalisti e artisti, tra i quali il regista cinematografico Pippo Mezzapesa, gente che non ha frequentato corsi da sommelier o similari, ma che sa distinguere un vino più buono da uno meno buono. Alle loro perplessità su come compilare la scheda e a quali parametri devono tener conto, risponde laconico il grande Pino De Luca: "lasciatevi condizionare solo dalla sensazione di piacevolezza; se il vino vi piace, sentirete il bisogno di berne ancora; quando a tavola vi sono più bottiglie, vince quella che finisce prima, tutto lì". Condivido appieno con Luca questo approccio un po' scanzonato nel parlare di enogastronomia, pur nel doveroso rispetto professionale della materia. Uno dei suoi libri, "Una frisella sul mare", sarà presto tradotto in spettacolo teatrale.

Il vino come condivisione, come festa, come momento di socializzazione: questo è stato lo spirito della serata, pur senza nulla togliere ai voti espressi comunque con onestà intellettuale nel rispetto del concorso, ma senza prendersi troppo sul serio. Leggi qui i vincitori del terzo premio Vino è musica.

Come disse Libero Bovio, "l'acqua divide gli uomini; il vino li unisce". Le citazioni sono tante, alcune di esse sono state recitate dall'attore-regista Alfredo Traversa prima della consegna dei premi ai vincitori del contest, avvenuta al Castello Episcopio di Grottaglie il 30 luglio. Una frase presa da una canzone del grande Fabrizio De Andrè recita: "Ci sarà allegria anche in agonia col vino, porterà sul viso l'ombra d'un sorriso tra le braccia della morte". Mi piace perché per me il vino è soprattutto allegria. Per troppi anni si è parlato di vino come di un argomento per pochi eletti, quasi un'esclusiva per intenditori che si atteggiavano a sapientoni sparando paroloni incomprensibili alla massa, dando quel senso di inarrivabile, come se il vino fosse un prodotto d'elite e non adatto al popolo.

Poi si sono messi i sommeliers della TV, i quali, nelle rubriche del telegiornale, al ritmo di una rotazione di bicchiere ogni tre battute, sciorinavano descrizioni gusto-olfattive da cani da tartufo. Da lì, i frequentatori di corsi da assaggiatore vino si sono decuplicati in pochi anni, tutti alla ricerca del profumo che non c'è e che, con spirito di emulazione, andavano a roteare anche la tazzina del caffè al bar, prima di sorseggiarlo. Persino le riviste e i siti di enogastronomia si sono moltiplicati a dismisura. Numerosi blog si sono aperti, ma la maggior parte di essi, per avere visibilità, tende alla polemica a tutti i costi, che neanche un sito sportivo retto da tifosi riesce a fare. Così nascono i sostenitori e i detrattori: quelli che il vino naturale è meglio, quelli che i il vino naturale puzza, quelli che la puzza è un pregio; quelli che "basta con il legno", quelli che il legno migliora; quelli che l'autoctono va difeso, quelli che non sanno riconoscerlo dall'alloctono; quelli delle denominazioni, quelli che liberi da vincoli dei disciplinari è la strada giusta; quelli che "alle guide io non credo", quelli che "io bevo solo le eccellenze", ecc.

Anche la gastronomia in generale è stata contagiata da saputelli in carriera. In questi ultimi anni, con il proliferare di portali dedicati alla ristorazione, si diffonde la "sindrome del recensore", dove ognuno si sente in diritto di giudicare, sentendosi un esperto cultore di alta cucina, menzionando qualità di materie prime, presentazione del piatto, valori nutrizionali e digeribilità. Peccato che molti di questi fanno la spesa al discount, senza leggere l'etichetta di ciò che comprano, preoccupandosi solo del prezzo in quanto l'eventuale risparmio gli servirebbe per ricaricarsi i "gigabyte" nel cellulare, utili per postare l'immancabile foto del piatto sul social network. Ci sono poi quelli che giudicano un ristorante nel quale non hanno neanche messo piede: lo testimoniano le recensioni di locali chiusi da tempo o addirittura mai esistiti! 

Navigando nella rete, tra i tanti web site dedicati al vino, qualche anno fa finalmente ne scorsi uno che presentava una rubrica nella cui prefazione si leggeva: "Si sentiva da molte parti il bisogno di un dizionario ragionato sul moderno mondo del vino. Il nostro progetto vuole andare oltre il moderno mondo del vino e creare il primo testo democratico aperto al contributo di tutti coloro che si sentiranno in grado e/o avranno voglia di portare la loro esperienza. L’opera è da oggi definita Vinipedia". Qui sono riportate definizioni più o meno spiritose sull'enologia e la sommellerie, così decisi di dare anch'io un contributo. Di seguito, ne riporto alcune:

Metanolo - L’ottavo nano, illegittimo. Si è introdotto clandestinamente in cantina e si è unito, per confondersi, agli altri sette nani, il caloroso Etanolo, il tenero Glicerolo, gli eleganti Linanolo e Geraniolo, i riservati Sorbitolo e Mannitolo ed il dotto Resveratrolo. Fino a farsi riconoscere e cacciare: faceva troppo il sofisticato.

Primitivo di Manduria - Vignaiolo vissuto in epoca Messapica, giunto in Puglia abitando prima nelle grotte e nelle gravine della Murgia barese, per poi stabilirsi nelle palafitte in riva allo Jonio. Oggi il suo vino è servito nelle migliori osterie: dalle caverne… alle taverne.

Tappo, sapore di - Difetto presente nei vini di... bassa statura.

L'incontro con gli autori di Winesurf.it avvenne a "Radici, festival dei vini identitari di Puglia e Basilicata" nel 2008 ed il relativo articolo che scrissi fu mandato e pubblicato dal noto blogger Franco Ziliani, che ne apprezzò lo stile umoristico (leggi). Forse da lì è nato l'imput di questo blog che racconta il territorio tarantino (sempre più sfregiato ma che vanta anche considerevoli spressioni di natura storica, paesaggistica e culturale), elencando il calendario degli eventi, i locali del gusto, le aziende agroalimentari, i prodotti tipici e le ricette della tradizione e descivendo le situazioni quasi sempre in maniera leggera, scanzonata, parlando solo del buono e del bello che resta, senza provocare sterili polemiche, nei limiti del possibile. Senza fare sul serio.

Paolo Bargelloni, 3 agosto 2015

* Le foto della manifestazione sono di "Occhio Fotografico"  - associazione culturale di Grottaglie


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